venerdì 1 ottobre 2010

LA PROFANAZIONE SUPREMA…






8 gennaio 1948

Dice il Ss. Autore:   
« Più esatta di una pittura che ritragga alla perfezione il vero, più esatta di una cronaca che riporti fedelmente gli avvenimenti e i costumi di un'epoca, ecco che l'epistola paolina descrive i costumi di quest'epoca che si insatanassa.
Ogni parola è una pennellata di colore per delineare l'uomo di quest'epoca, i nove decimi degli uomini di quest'epoca.

Tutte le sfumature necessarie a dipingere non l'uomo figlio di Dio, come Dio avrebbe voluto che fosse, non l'uomo superuomo, come credono di essere questi mostri dall'aspetto umano che sono i nove decimi degli uomini, ma a dipingere l'antiuomo, il degenere figlio di Dio, il frutto pauroso del connubio dell'Umanità con la Corruzione, il servo di Satana, sono usate nella pittura perfetta.

E le tinte meno atroci sono date dagli epiteti: sussurroni, millantatori, stolti, disordinati.
Poi le tinte si incupiscono sempre più, sino alle tinte che già hanno il colore del più profondo inferno, delle colpe contro natura, così diffuse ora, e usate non solo a soddisfazione del loro reprobo senso, bensì a soddisfazione della loro avidità di ricchezze.

Ma per quanto Paolo parlasse a uomini del tempo suo, a uomini viventi in mezzo ai pagani, più che a pagani: a senza dio alcuno  –  perché se ancor avessero rispettato un dio, ossia una legge morale, anche se imperfetta, perché anche l'uomo assolutamente ignorante di ogni codice religioso sente istintivamente, quando non è uno che non vuole sentire, la esistenza di un Ente Supremo al quale il suo spirito aspira per sua propria natura spirituale, per cui cerca come spirituale che è di riunirsi allo Spirito dal quale ebbe principio  –  a senza alcun dio, volutamente voluto ignorare per non avere alcun freno di legge morale anche sol naturale, per quanto Paolo parlasse a questi uomini viventi fra questi mostri, no, ancora ha lasciato la tinta più fosca del quadro.

Perché l'ha lasciataPerché la ignorava.
Egli è salito con lo spirito al terzo cielo e molte verità ha conosciuto, anche quelle sugli ultimi tempi. 
Ma non ha conosciuto una perversità di questi tempi semifinali, una perversità che prepone l'avvento dell'apostasia e la manifestazione dell'uomo del peccato.
Egli scriveva ai Tessalonicesi: “Già il mistero dell'iniquità è in azione”, ma confutava poi dicendo:
Solamente v'è chi ora lo trattiene e lo tratterrà finché sia tolto di mezzo”.


Ma quando i nove decimi dell'Umanità respingono Colui che trattiene l'evolversi del mistero dell'iniquità sino a farsi, da mistero, realtà orrenda, con il nefando regno della Bestia che si proclamerà Dio pretendendo onori divini; ma quando già alla Bestia sono dati onori divini; ma quando è invocata ed evocata con riti osceni, per il suo onore; può Dio continuare a fare difesa contro l'avanzarsi del Serpente d'abisso?

E che nome Io darò ai riti osceni, alle orrende orge terminanti in copule sataniche nelle quali signore e sacerdote è lo stesso Satana?
E che nome Io userò per chiamare col giusto nome questo peccato supremo, questa religione satanicasuperiore in atrocità ad ogni più barbara religione antica o ancora esistente fra selvaggi?

Qui non si immolano agli dèi i corpi di vittime innocenti, come un tempo a Moloc.
Qui non si uccidono uomini civili per farne omaggio all'idolo selvaggio.
Qui si immola l'Immolato, qui si colpisce l'Innocente, qui si dà in sacrificio all'Avversario l'incarnato Figlio di Dio vivente nel Ss. Sacramento col Suo Corpo Sangue Anima e Divinità.

Oh! come deve ridere del suo orrendo riso Lucifero, in queste sue epoche e ore di gloria!
È egli, il maledetto, il fulminato, lo scacciato da Dio sul suo trono, su quel trono che gli uomini gli innalzano, e al suo orrendo dileggio è offerto l'Agnello, Colui che egli mai non vinse, Colui nel quale mai egli poté entrare, Colui che lo vinse cento e mille volte, e lo vince da venti secoli, e lo vincerà sino alla fineliberando gli spiriti di buona volontà dalla sua potestà infame.

Sarà vinto. Ma intanto ha una parvenza di vincitore.
il Sacramento dei sacramenti, questo mistero d'amore per il quale anche il più serafico amore d'uomo è sempre insufficiente a dargli il degno onore, è dato da uomini come mezzo a Satana per il suo effimero trionfo.

Questo Paolo non lo conobbe. No. 

La misericordia di Dio gli tenne occultoquesto peccato che fa fremere il Cielo tutto
E – ascoltate bene, o voi che col Cielo fremete d'orrore – e se coloro che profanano le Sacre Specie ignorassero che in esse è il Cristo vivo e vero, così come fu in Terra ed è in Cielo, se non credessero alla sua presenza nelle Specie consacrate, a semplice atto di magia si ridurrebbero le loro pratiche.
Ma essi sanno. E questo costituisce il loro peccato senza perdono.

Non è applicabile per loro la preghiera del Redentore, perché essi “sanno ciò che fanno”.
Non è applicabile la parola di Paolo: “Avendo conosciuto che la divinità, quale che sia pensata e creduta, premia i giusti e punisce i malvagi, perché un concetto di giustizia, anche se molto imperfetto, lo pensa ogni credente nella divinità che si è creata, o che conosce di essere vera ed unica, non compresero che chi fa tali cose è degno di morte”, perché essi comprendono, e ciononostante compiono la profanazione suprema».
     
Maria Valtorta – Lezione sull’Epistola di Paolo ai Romani,
cap. 1°, dal versetto 24 al 31 compreso.


LETTERA AI ROMANI – Fine anno 57 d.C., da Corinto
Capitolo 1
Il peccato dei Gentili e la loro condanna.
18  Poiché l'ira di Dio si manifesta dal cielo contro ogni empietà e ingiustizia degli uomini, che  soffocano la verità nell'ingiustizia; 19  infatti quel che si può conoscere di Dio è in essi manifesto; Dio stesso lo ha loro manifestato; 20  poiché le perfezioni invisibili di Lui fin dalla creazione del mondo, comprendendosi dalle cose fatte, si rendono visibili, quali la Sua eterna potenza e la Sua divinità; laonde essi sono inescusabili, 21  perché avendo conosciuto Iddio non l'hanno glorificato come Dio, né l'hanno ringraziato; ma s'invanirono nei loro ragionamenti, e fu avvolto di tenebre il loro stolto cuore.

22  Dicendo di esser sapienti divennero stolti,  23  e scambiarono la gloria dell'incorruttibile Iddio nella riproduzione di un'immagine di corruttibile uomo, e di volatili e di quadrupedi e di rettili.
24  Perciò li abbandonò Dio, nelle concupiscenze dei loro cuori, alla sconcezza del disonorare tra loro i loro corpi, 25  essi che scambiarono la verità di Dio con la menzogna, e venerarono e resero culto alla creatura invece che al Creatore, il quale è benedetto ne' secoli, così sia!

26  Per questo li abbandonò Iddio a passioni d'infamia, poiché le loro femmine scambiarono l'uso naturale in quello contro natura: 27  e similmente i maschi, lasciato l'uso naturale della donna, si accesero nel desiderio gli uni degli altri, atti turpi operando maschi con maschi, e ricevendo in sé stessi la mercede che si conveniva della loro aberrazione.

28  E poiché non si diedero cura di conoscere Dio, li abbandonò Iddio ai reprobi sentimenti: far ciò che non si deve, 29  ripieni d'ogni ingiustizia, malvagità, fornicazione, avidità, malizia; pieni d'invidia, di omicidio, di contesa, d'inganno, di malignità; sussurroni, 30  maldicenti, in odio a Dio, violenti, superbi, millantatori, inventori di male azioni, disobbedienti ai genitori, 31  insensati, disamorati, sleali, incapaci di sentir compassione; 32  i quali, pur avendo conosciuto la giusta sentenza di Dio, che chi fa tali cose è degno di morte, non solo le fanno, ma approvano chi le fa.

mercoledì 29 settembre 2010

Santi Arcangeli


I sette Arcangeli erano presenti all’Immolazione

Dice Gesù:
“L'Arcangelo Michele, che voi invocate nel Confiteor, ma, secondo la vostra abitudine, con l'anima assente, troppo assente, era presente alla Mia morte di croce. I sette grandi Arcangeli che stanno in perenne davanti al trono di Dio, erano tutti presenti al Mio Sacrificio.
E non dire che ciò è in contraddizione col mio dire: "Il Cielo era chiuso". Il Padre, lo ripeto, era assente, lontano, nel momento in cui la Grande Vittima compiva l'Immolazione per la salute del mondo
Se il Padre fosse stato Meco, il Sacrificio non sarebbe stato totale. Sarebbe stato unicamente sacrificio della Carne condannata alla morte. Ma Io dovevo compiere il totale olocausto.

Nessuna delle tre facce dell'uomo: quella carnale, quella morale, quella spirituale, doveva essere esclusa dal sacrificio, perché Io ero immolato per tutte le colpe, e non soltanto per le colpe del senso
Or dunque è comprensibile che anche il morale e lo spirituale Mio dovevano essere stritolati, annichiliti nella mola del tremendo Sacrificio. Ed è anche comprensibile che il Mio Spirito non avrebbe sofferto se Esso fosse stato fuso con Quello del Padre.
Ma ero solo.

Innalzato, non materialmente ma soprannaturalmente, a una tale distanza dalla Terra che nulla più di conforto poteva venirmi da essa. Isolato da ogni conforto umano. Innalzato sul mio patibolo avevo portato su esso il peso immisurabile delle colpe di tutta un'umanità di millenni passati e di millenni avvenire, ed esso peso Mi schiacciava più della Croce, trascinata con tanta fatica da un corpo già agonico per le erte, afose, sassose vie di Gerusalemme, fra i lazzi e gli urtoni di una plebe imbestialita.

Sulla Croce ero col Mio soffrire totale di carne seviziata e col Mio supersoffrire di spirito accasciato da un cumulo di colpe che nessun aiuto divino rendeva sopportabili.
Ero un naufrago in mezzo ad un oceano in tempesta e dovevo morire così. Il Mio Cuore si è schiantato sotto l'affanno di questo peso e di questo abbandono.

Mia Madre m'era vicina. Lei sì. Eravamo noi due, i Martiri, avvolti nello strazio e nell'abbandono
E il vederci l'un l'altro era tortura aggiunta a tortura. Poiché ogni Mio fremito lacerava le fibre di Mia Madre, ed ogni suo gemito era un nuovo flagello sulle Mie carni flagellate e un nuovo chiodo infisso non nelle palme, ma nel Mio Cuore. Uniti e divisi nello stesso tempo per soffrire di più, e su noi i Cieli chiusi sul corruccio del Padre e tanto lontani…

Ma gli Arcangeli erano presenti all'Immolazione del Figlio di Dio per la salute dell'uomo e alla Tortura della Vergine-Madre. E se è detto nell'Apocalisse che agli ultimi tempi un Angelo farà l'offerta dell'incenso più santo al trono di Dio, avanti di spargere il fuoco primo dell'ira divina sulla Terra, come non pensate che fra le preghiere dei santi, incenso imperituro e degno dell'Altissimo, non siano, prime fra tutte, le lacrime, oranti più di qualsiasi parola, della Mia Santa benedetta, della Mia Martire dolcissima, della Madre Mia, raccolte dall'angelo che portò l'annuncio e che raccolse l'adesione, del testimone angelico degli sponsali soprannaturali per i quali la Natura Divina contrasse legame con la natura umana, attrasse alle Sue altezze una carne e abbassò il Suo Spirito a divenire carne per la pace fra l'uomo e Dio?

Gabriele e i suoi celesti compagni curvi sul dolore di Gesù e di Maria, impossibilitati a sollevarlo, perché era l'ora della Giustizia, ma non assenti da esso, hanno raccolto nel loro intelletto di luce tutti i particolari di quell'ora, tutti, per illustrarli, quando il tempo non sarà più, alla vista dei risorti: gaudio dei beati e condanna prima dei reprobi, anticipo a questi e a quelli di ciò che sarà dato da Me, Giudice supremo e Re altissimo”.

Maria Valtorta – Dettato del 13 settembre 1943

martedì 28 settembre 2010

ABBI FIDUCIA IN ME: fa' che il tuo cuore batta all'unisono col Mio Cuore...



Lascia fare a Me. Avrai tutte le illuminazioni e gli aiuti necessari,
se renderai intensa la tua fusione di volontà con Me.
Non aver mai paura.
Ti ispirerò in tempo utile le soluzioni secondo il Mio Cuore
e ti accorderò anche i mezzi temporali per realizzarle.

Devi lavorare ancora molto per Me,
ma Io sarò la tua ispirazione, il tuo sostegno, la tua luce e la tua gioia.
Abbi solo un desiderio: che Io mi serva di te come intendo,
senza conti da renderti né spiegazioni da darti.
Dammi fiducia e ripeti spesso: Gesù, ho fiducia in Te. Ho piena fiducia in Te”.

Non turbarti né per contraddizioni, opposizioni, incomprensioni, calunnie,
né per oscurità, nebbie, incertezze:
sono cose che arrivano e passano, ma servono a fortificare la tua fede.
Ti sono vicino e non ti abbandono mai.

Io sono Colui che non delude mai e dona sempre più di quanto promette.
Voglio che la tua vita sia una testimonianza di fiducia.
Ricorda che ti sono sempre vicino, sempre ascolto le tue preghiere e non ti abbandono.
Perché sono l’Amore e se tu sapessi fin dove puoi essere amato!
Poi perché mi servo di te molto di più di quanto non pensi.
Rimani vicino a Me, trova riposo nel Mio Cuore.

Non contare su di te, conta su di Me.
Non contare sulla tua preghiera, ma prega unendoti alla Mia preghiera, che è l’unica che valga.
Non contare sulla tua azione, né sulla tua influenza: conta sulla Mia azione e sulla mia influenza.
Non aver paura. Dammi solo fiducia.
Quando sei debole, povero, nella notte spirituale, in agonia sulla croce…
offri la Mia offerta essenziale, universale al Padre.

Unisci la tua preghiera alla Mia preghiera. Prega con la Mia preghiera.
Io conosco le tue intenzioni meglio di te. Confidamele tutte insieme.
Non ti impedisco di avere delle intenzioni e di farmele conoscere, ma partecipa soprattutto alle Mie.
Unisci il tuo lavoro ai Miei lavori, le tue gioie alla Mia gioia,
le tue pene, le tue lacrime, le tue sofferenze alle Mie.

Tu devi scomparire progressivamente in Me.
Adesso per te molte cose sono mistero, ma saranno luce e rendimento di grazie nella gloria.
Desidera che tutti Mi amino. I tuoi atti di desiderio valgono tutti gli apostolati.

Sii sempre più disponibile. Abbi fiducia.
Ti ho condotto per strade apparentemente sconcertanti, ma non ti ho mai abbandonato
e mi sono servito di te, a modo Mio, per realizzare uno stupendo disegno d’amore.
Convinciti che io sono la dolcezza e la bontà perfette, poiché vedo le cose in profondità,
nella loro dimensione esatta, e posso misurare bene fino a qual punto i vostri sforzi, per quanto piccoli,
sono meritori. Per questo sono anche mite e umile di Cuore, pieno di tenerezza e di misericordia.

Nessuno abbia paura di Me, perché l’eccessivo timore rattrista e chiude.
Nulla Mi fa soffrire quanto lo scoprire un residuo di sfiducia in un cuore che vorrebbe amarmi.
Dunque, non tormentare troppo la tua coscienza. Rischi di scorticarla.
Chiedi umilmente al Mio Spirito di illuminarti e di aiutarti ad eliminare
tutte le arie malsane che ti avvelenano.

Non sai forse con certezza che ti amo? E questo non dovrebbe bastarti?
La gioia fiduciosa apre e dilata.
La fiducia è l’espressione d’amore che più Mi onora e Mi commuove.
In ogni attimo ho delle attenzioni per te.
Tu te ne accorgi solo qualche volta, ma il Mio affetto per te è costante
e se vedessi che cosa faccio per te ne rimarresti meravigliato…

Non hai nulla da temere, anche quando sei nella sofferenza:
Io sono sempre presente e la Mia Grazia ti sostiene,
perché tu la faccia valere a profitto dei tuoi fratelli e sorelle.
E poi,  ci sono tutte le benedizioni di cui ti ricolmo durante la giornata, la protezione di cui ti circondo,
le idee che faccio germogliare nel tuo spirito, i sentimenti di bontà che ti ispiro,
la simpatia e la fiducia che effondo intorno a te e molte altre cosa ancora che tu neppure immagini.

Non ottieni di più perché non riponi abbastanza la tua fiducia
nella Mia misericordia e nella Mia tenerezza per te.
La fiducia che non si rinnova si indebolisce e svanisce.
Sotto l’influsso del Mio Spirito fai crescere sia la fiducia nella Mia potenza misericordiosa,
sia il desiderio di invocarla in tuo aiuto e in aiuto della Chiesa.

Chiedi con Fede, con forza, perfino con fiduciosa insistenza.
Se non sei esaudito subito, secondo le tue attese, lo sarai un giorno non lontano
e nel modo che tu stesso avresti desiderato, se vedessi le cose come le vedo Io.
Chiedi per te, ma anche per gli altri.
Fai trascorrere nell’intensità delle tue invocazioni il mare delle miserie umane.
Assumile in te e portale alla Mia presenza.

Chiedi  per la Chiesa, per le Missioni, per le Vocazioni.
Chiedi per coloro che hanno tutto e per coloro che non hanno niente,
per coloro che sono tutto e per coloro che non sono niente,
per coloro che credono di fare tutto e per coloro che non fanno niente.
O credono di non fare niente.

Prega per i sani che non si rendono conto del privilegio
della integrità del loro corpo e del loro spirito,
e per gli infermi, i deboli, i poveri anziani che sono assillati da ciò che non va.
Prega soprattutto per coloro che muoiono o stanno per morire.
Invoca la Mia Misericordia.

Affidati a Me fiduciosamente. Non cercare neppure di sapere dove ti conduco.

Tieniti stretto a Me e procedi senza esitare, a occhi chiusi, abbandonato a Me. 
La storia dimostra fino a qual punto Io sappia far scaturire il bene dal male.
Non bisogna giudicare dalle apparenze. Il Mio Spirito agisce nei cuori in modo invisibile.

Dammi sempre più fiducia. La tua luce, sono Io; la tua forza, sono Io; la tua potenza, sono Io.
Senza di Me saresti soltanto tenebra, debolezza e sterilità.
Con Me non c’è nessuna difficoltà in cui tu non possa riuscire vincitore,
ma non per trarne gloria o vanità.
Ti attribuiresti in modo indebito ciò che non ti appartiene. Dammi solo fiducia.

Se talvolta ho bisogno della tua sofferenza per compensare molte ambiguità e resistenze umane,
non dimenticare che non sarai mai provato oltre le tue forze corroborate dalla Mia Grazia.

È per amore, a te e al mondo, che ti associo alla Mia Redenzione;
ma Io sono più che tutto tenerezzadelicatezzabontà.
Ti darò sempre gli aiuti materiali e spirituali se rimarrai unito a Me.
E tutto ciò giorno dopo giorno, in dipendenza da me,
l’Unico che rende feconda la tua attività e le tue sofferenze.

Se le anime avessero più fiducia in Me e Mi trattassero con affetto fiducioso e profondo,
come si sentirebbero più aiutate e al tempo stesso più amate!
Io vivo nell'intimo di ciascuna di esse, ma sono poche quelle che si preoccupano di Me,
della Mia presenza, dei Miei desideri, dei Miei aiuti.

Io sono Colui che dona e vuole donare sempre di più,
ma è necessario che mi si desideri e si faccia affidamento su di Me.

Ti ho guidato sempre e la mia mano misteriosa ti ha sostenuto
e molto spesso, a tua insaputa, ti ho impedito di vacillare.

ConcediMi dunque tutta la tua fiducia, con grande umiltà e lucida coscienza della tua debolezza,
ma con grande Fede nella Mia potenza.

Ripetimi: Gesù, ho piena fiducia in Te”.

lunedì 27 settembre 2010

Prolusione di domenica 25 aprile 2010 - Villa Sacro Cuore - Triuggio



Adorazione eucaristica di domenica 25 Aprile 2010
Villa Sacro Cuore – Triuggio

Oggi, carissimi, vorrei parlarvi  in modo non troppo prolungato, poiché desidero che lasciamo spazio a quel colloquio interiore che il Signore Gesù, realmente presente qui Vivo e Vero, vuole intrecciare nel silenzio con ciascuno di noi, che siamo convenuti in questa cappella per tenerGli compagnia e consolarLo, pregandoLo in modo speciale per i Suoi sacerdoti.
Il bene dei sacerdoti, dei pastori, non potrà che essere poi il nostro stesso bene: poiché il sacerdote santo è una grande benedizione per il gregge di Dio.

Siamo, per grazia del Signore, nel pieno del Tempo di Pasqua: Gesù Risorto è al centro della liturgia e della contemplazione della Chiesa, Sua Sposa … ma, ci chiediamo subito:
e noi siamo risorti con Lui?...

Come faccio a capire quanto la mia vita sia una vera esperienza della Risurrezione di Nostro Signore, e quanto no?

“Se Mi amate, osserverete i Miei Comandamenti”
ci dice il Signore, nel Suo Vangelo (Giovanni 14,15)

E l’apostolo Giovanni, mistica aquila, ci avvisa:
“… chi non ama, non ha conosciuto Dio” (I Giovanni 4,8).

Dunque: i Dieci Comandamenti e l’amore concreto al prossimo, esercitato con le varie opere di misericordia, sono uno specchio per l’anima, per vedere quanto in lei regni la vita nuova che il Buon Pastore ci ha donato a prezzo del Suo Sangue, e quanto invece domini ancora, purtroppo, l’uomo vecchio, che è di terra e pensa alle cose della terra.
A tal proposito, ci viene oggi in aiuto l’autore de “L’Imitazione di Cristo” (prezioso libretto che vi consiglio vivamente di leggere), il quale in modo sintetico ci illustra cosa siano queste cose della terra, che ci appesantiscono il cuore ed impediscono il volo dell’anima verso Dio, suo amato Sposo:

Vanità
è dunque ricercare le ricchezze, destinate a finire, e porre in esse le nostre speranze.

Vanità
è pure ambire agli onori e montare in alta condizione.

Vanità
è seguire desideri carnali e aspirare a cose, per le quali si debba poi essere gravemente puniti.

Vanità
è aspirare a vivere a lungo, e darsi poco pensiero di vivere bene.

Vanità
è occuparsi soltanto della vita presente e non guardare fin d’ora al futuro
(nota: cioè alla Vita eterna).

Vanità
è amare ciò che passa con tutta rapidità e non affrettarsi là, dove dura eterna gioia.


Ricordati spesso di quel proverbio:
“Non si sazia l’occhio di guardare, né mai l’orecchio è sazio di udire” (Qo 1,8).

Fa’, dunque, che il tuo cuore sia distolto dall’amore delle cose visibili di quaggiù
e che tu sia portato verso le cose di Lassù, che non vediamo.
Giacché chi va dietro ai propri sensi macchia la propria coscienza e perde la grazia di Dio.


Carissimi, noi stiamo qui sulla terra solo per poco tempo.
Siamo davvero come il fiore del campo che oggi è stupendo, ma che domani appassirà e di esso non se ne trova più alcuna traccia.

Dio che ci ama, ci avvisa, attraverso il Qo (1,2)

“Vanità delle vanità, tutto è vanità”

ma l’autore dell’Imitazione aggiunge:

“fuorché amare Dio e servire Lui solo.

Questa è la massima sapienza:
tendere ai regni celesti, disprezzando questo mondo”.

Cari fratelli e sorelle, preghiamo Gesù risorto e Vivo, che ci aiuti a distogliere il cuore da qualsiasi affetto disordinato alle creature per volgerci senza impacci al Suo santo servizio e ad amarLo con tutta l’anima.
SupplichiamoLo, perché ci dia la forza di andare controcorrente, rigettando senza indugi le seduzioni del peccato e di questa sensualità esasperata che quasi da ogni parte assediano l’anima.
Allora, quando Lo seguiremo con tutto il cuore, troveremo la vera pace che la nostra anima ricerca.

È impegnativo vivere sempre secondo Cristo.
Ma non dimentichiamo mai, carissimi, che il premio che ci è stato promesso da Dio per il nostro sforzo quotidiano di vivere come Suoi veri figli, non è una gioia effimera o un onore passeggero (tipo quello delle passerelle del mondo), bensì – questo premio, meglio: questo Dono – è la VITA ETERNA.

Il mio sincero augurio è che possiamo veramente capire col cuore l’immensità della grazia che il Signore ci ha fatto dandoci la luce della Fede nei nostri cuori e chiamandoci ad essere cristiani nella Sua Chiesa Cattolica.
Il Suo Santo Spirito ci illumini interiormente e ci aiuti a scegliere anche noi, come Maria di Betania, la parte migliore, che non ci sarà tolta.
Per fare che tutto ciò si realizzi, carissimi, è assolutamente necessario che ogni giorno noi coltiviamo la preghiera e la vita interiore, meditando il Vangelo. Sono necessari quotidiani spazi di silenzio.
Ci aiuti Maria, la nostra Madre Celeste, Lei che sempre ha ascoltato e amato e seguito il Suo Signore, ed ora in Cielo è la creatura più felice di tutte.
Gesù anche oggi è qui e ci dice: “Ecco, sto alla porta e busso …” (Apocalisse 3,20); sta bussando alla porta del tuo cuore, cara sorella/caro fratello …
Permettiamo, carissimi, al Signore Gesù di entrare realmente nella nostra vita – Lui che vuole solo il nostro maggior bene, la nostra felicità – e di fare di ciascuno di noi un bellissimo fiore per il Suo Cielo.


Ogni lode a Lui, sempre!


Sabrina
http://www.messaggidelsacrocuore.it/